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18 mila chilometri pedalati. Le avventure artiche in Islanda e Canada, le vittorie nelle gare estreme in Austria e tra le Dolomiti, l’attraversamento della dorsale appenninica. I primi 6 mesi del 2018 erano stati ricchi di appuntamenti in sella alla mia bici da corsa.
Per questo quando Svizzera Turismo mi aveva proposto un tour nella regione del Canton Ticino, dentro di me avevo titubato. “Non proprio il modo ideale per trascorrere qualche giorno di vacanza e relax in attesa del finale di stagione!”

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“Vieni, vedrai. Il relax del lago, buon cibo, qualche sgambata piacevole e un itinerario studiato ad hoc per chi vuole pedalare lasciando però, spazio, anche alla parte più rilassante di una vacanza”.

Questa frase mi aveva definitivamente convinto.

Mendrisio: Benvenuto in Svizzera, Omar!

Spesso noi italiani, maestri nell’ accoglienza e nella ricettività turistica, siamo molto esigenti quando trascorriamo un periodo di vacanza al di fuori dei confini nazionali.
Una volta alla reception dell’Albergo dove alloggerò per la notte, il Coronado Hotel (a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria e con un ampio parcheggio) mi viene permesso di parcheggiare la bici da corsa in stanza, cosa mai del tutto scontata!
Affacciandomi alla finestra della stanza faccio un rapido check dell’ambiente circostante alla ricerca del “Monte Generoso”. I ricordi mi rimandano ad una lontanissima estate del 2004, quando, partito da Arona, sul Lago Maggiore, inventai uno dei miei giri per scoprire questa salita che mi era stata segnalata da alcune guide sul web. 250 km, e la soddisfazione di aver aggiunto un altro colle alla mia personalissima colazione.

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Di li a breve, vengo scortato da Benji, responsabile dell’Ufficio del Turismo dell’area del Mendrisiotto per la prima tappa di questa mia “vacanza” che, per essere considerata tale, non può che cominciare con un’ottima cena alle prime luci del tramonto.
Girandomi intorno mi rendo conto di quanto il Mendrisiotto sia simile ad alcune zone collinari del nostro centro Italia, non per niente proprio a Mendrisio viene prodotto il 40% del vino di stampo Ticinese (un ottimo Merlot, piccolo ed unico strappo alla regola che mi concedo, ma, tutto sommato, sono pur sempre in vacanza!)

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Avendo capito ben presto che la mia vocazione è quella della montagna, decidiamo di salire sul Mont Generoso per avere una panoramica più ampia su tutta la zona. Dallo splendido belvedere da cui posso assistere al primo tramonto di questa mia tre giorni svizzera, ho la possibilità di avere più chiara la mappa delle montagne della zona. Lo scenario è spettacolare e fa da preludio alla prima pedalata, quella dell’indomani.

 

Verso Lugano: “Omar tu pensa a pedalare, al resto pensiamo noi!”

La mattina successiva, ad attendermi in Hotel trovo Stefano Bergamaschi. Stefano sarà la mia guida in bici, per i successivi giorni lungo l’itinerario che mi porterà alla scoperta del Canton Ticino.
Per il viaggio avevo preparato le mie borse Miss Grape, quelle che utilizzo solitamente per i viaggi o i lunghi spostamenti in bici da corsa ma, una volta sceso, mi viene spiegato proprio da Stefano che potrò lasciare le mie valigie a loro che si occuperanno di trasportarle per i successivi giorni da un hotel all’altro.
Stefano, insieme al suo socio Mario Steiger, ha avviato una società (Bikeport, con sede operativa a Bellinzona, proprio all’interno della stazione ferroviaria) che si occupa di servizi rivolti ai turisti in bici. Quello più interessante per chi, come me, utilizza la bici come mezzo di trasporto anche durante i piccoli viaggi o le vacanze, è proprio quello di trasportare i bagagli da una località all’altra, rendendo ancor più agile e confortevole lo spostamento in bicicletta.
Dopo qualche chiacchiera di confronto partiamo per la nostra prima pedalata, quella che ci porterà a Lugano, su un percorso semplice ma suggestivo dal punto di vista paesaggistico. Il primo tratto è tutto lungo il lago (con un piccolo sconfinamento in Italia) prima di affrontare la salita che ci porterà, dopo la sua relativa discesa, alla periferia della città.

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Una breve sosta per una gazzosa fresca (bevanda tipica del ticinese che mi accompagnerà durante tutti i giorni a seguire) e un pranzo veloce prima dell’arrivo in Hotel dove, grazie alla guida Annarosa Capelli, avrò modo di scoprire le bellezze di Lugano e, soprattutto, apprezzarne la precisione e la modernità in fatto di design. Proprio la visita della città mi aiuterà a rispolverare i miei vecchi studi in fatto di architettura e design!

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A cena, con una delle responsabili dell’ufficio turistico del Luganese, Alessandra, ho la possibilità di vivere l’atmosfera di un “Grotto”, il tipico ristorante ticinese anche se, ben presto, le chiacchiere lasciano spazio ai festeggiamenti per la vittoria della Svizzera nella partita di qualificazione al secondo turno dei Campionati Mondiali di Calcio. Festeggiamenti che, ben presto, si spostano nel centro cittadino, sulla splendida cornice del lungolago.

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Bellinzona: un salto nella storia

Ti rendi conto di essere veramente in vacanza quando sali in sella alla tua bici e anche un piccolo cavalcavia è in grado di metterti in difficoltà. In realtà la salita al Monte Ceneri, oltre ad essere semplice è anche molto panoramica e, a patto di prendere la via alta, offre la possibilità di immergersi in un percorso dove silenzio e quiete regnano sovrani. Proprio quello che ci voleva, dopo i primi sei mesi passati accumulando ben 18 mila km nelle gambe.
Stefano, che continua a scortarmi, mi fa notare come molte delle strutture montane (rifugi, etc) siano costruite (o state ristrutturate) secondo standard a basso impatto ambientale quando, addirittura, non hanno la certificazione “Minergie”. Minergie è il marchio svizzero che certifica la sostenibilità degli edifici nuovi o riqualificati, con un'attenzione particolare al comfort abitativo di chi vive questi spazi.

 

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Dopo una breve sosta quasi in cima al Monte Ceneri, è ora della lunga e veloce picchiata su Bellinzona. Nonostante la strada sia ad alto scorrimento e con un elevato traffico, noto subito una cosa che mi lascia stupito: la corsia dedicata al transito delle bici. Nonostante non sia presente in questo tratto una vera e propria pista ciclabile, è stato comunque prevista a margine della strada una corsia specifica per i ciclisti. Un segno di rispetto e apertura culturale verso chi utilizza la bici come mezzo di trasporto, che sia esso per allenarsi, spostarsi per andare a lavoro o, come in questo caso, affrontare un viaggio.
Una volta a Bellinzona, la cosa che salta subito all’occhio è il taglio medioevale della città: se Mendrisio mi aveva stupito per il verde delle sue colline e Lugano per la sua modernità specchiata nel lago, Bellinzona mi rapisce per la sua forte matrice storica. Il castello, con le relative mura, sono un posto rilassante dove trascorrere qualche ora passeggiando ed osservando dall’alto la meraviglia della città.

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Il resto lo fa la SPA del Bike Hotel Internazionale, che mi regala qualche momento di vero relax prima della cena, dove incontrerò Juri Clericetti, ex albergatore ed ora responsabile del turismo per l’Alto Bellinzonese.
Juri è un ex atleta e lo capisci subito: alto, fisico atletico ti inizia subito a coinvolgere con i suoi racconti sullo sport e sulla ciclabilità in Ticino.
Le sue parole, però, mi colpiscono. Si parla di piste ciclabili, storce il naso. Lo vedi che qualcosa non lo soddisfa. Voglio dire, qui siamo sui livelli dei paesi più all’avanguardia.
Si parla di treni: qui viaggiare con la bici al seguito e’ la norma. “Eppure si può migliorare, non ce la sentiamo ancora di spingere forte sull’acceleratore perché forse non siamo ancora ad un buon livello”.
Mentre ceniamo guardo alla mia destra: l’ennesimo cartello indica ai ciclisti le distanze da percorrere e le direzioni per raggiungerle quelle località. Tutti i percorsi sono segnati su mappe e cartelli, per non parlare dell’app Swiss mobile.
Lo standard qualitativo in Svizzera è sempre molto alto e qui l’asticella viene posta sempre ad un livello che consenta di realizzare strutture e fornire servizi adeguati alla media dei paesi più evoluti in tal senso (in questo caso il riferimento sono i Paesi Bassi e, piu in generale, la ciclomobilità dei paesi nordici)

 

Airolo: Direzione San Gottardo

La mattina seguente era quella che, da ciclista appassionato di salite alpine, avevo segnato con un cerchietto rosso. Era giunto il momento di pedalare sulla suggestiva strada della Tremola, la vecchia strada che conduce al Passo del San Gottardo, il cui fondo è ancora in pavé e viene costantemente mantenuta proprio per preservarne le caratteristiche originali.

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Da Bellinzona ci dirigiamo in treno ad Airolo: grazie alla Ticino Ticket, chiunque abbia soggiornato almeno una notte in una struttura del Canton Ticino,ha diritto ad un pass gratuito giornaliero sui treni regionali. Questo, unito al servizio erogato da Bikeport (il deposito, appunto, è proprio a pochi metri dal primo binario della stazione ferroviaria) mi consente di viaggiare comodamente solo con la bicicletta al seguito. 
La prima sosta è di quelle “importanti”. Ad attenderci ad Airolo ci sono i ragazzi di “Bike like a laker” che oggi pedaleranno con me e Stefano, lungo i tornanti della Tremola. Ad accoglierci è Hans Bandi, il proprietario del “Tremola San Gottardo Bed and Bike”.

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La struttura, nel pieno centro di Airolo, proprio dove inizia la salita al Passo, è completamente rimodernata: le stanze sono delle vere e proprie bomboniere e nella bike room ci sono tutti i servizi necessari per chi vuole utilizzare il B&B come base per la scoperta della zona in bicicletta. Rimarrei ore ad ascoltare le idee di Hans, un vero e proprio “visionario” in termini di turismo e ciclomobilità, ma il tempo stringe e i tornanti della Tremola ci attendono.
Avevo già affrontato la salita durante una competizione estrema, ma questa volta riesco finalmente a godere del paesaggio, fermandomi ad ogni tornante: ogni chilometro di questa salita offre scorci nuovi e prospettive diverse da cui osservare le Alpi, man mano che si sale il panorama diventa il classico scenario alpino ed in cima, il cartello, mi annuncia che “il viaggio sarebbe finito qui”.

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Già, perchè il programma prevederebbe la discesa ad Airolo ed il rientro successivo a Bellinzona ma è qui che, grazie a Stefano, che in pochi minuti organizza il ritiro del mio bagaglio direttamente in stazione, decido di andare oltre e scendere ad Andermatt.
Il viaggio prende una piega inaspettata e, dopo un rapidissimo check all’app Swiss Mobile, elaboro un giro che mi faccia rientrare a Bellinzona dopo aver scalato anche i successivi passi dell’Oberalp e del Lucomagno.
La discesa su Bellinzona mi riporta al termine del viaggio non dopo aver goduto della calma e della pace delle Alpi per un ultimo giro che mi ha regalato panorami incredibili complice anche il meteo favorevole di questi 3 giorni.

Ciò che colpisce quando ti immergi in una realtà come quella del Canton Ticino è la cura del dettaglio e la maniacalità con cui viene trattata ogni più piccola questione. Qui la sensazione che si ha è che il turista non sia mai lasciato in balia di se stesso: ogni servizio è ampiamente descritto e fruibile velocemente, le strade sono pensate e realizzate affinché vengano condivise anche da chi non si trova su un mezzo motorizzato, le piste ciclabili sono segnate e facilmente individuabili.

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Modernità, design, cultura, buon cibo, relax e clima perfetto: cos’altro potevo voler desiderare per 3 giorni di assoluto relax all’insegna della bicicletta?

Next challenge - La prossima sfidaTour du Mont Blanc

21.07.2018 - 05:00 o'clock

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