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Quando ho accettato la sfida dell'ultracycling non sapevo bene dove mi avrebbe portato questo cammino. E' iniziato tutto un giorno di Novembre, sotto ad una pioggia battente tra i Pirenei. Uno zaino in spalla, una action cam sul manubrio e la sfida di arrivare a Santiago de Compostela, in autunno, in 4 giorni. Quel giorno ho capito che l'avventura sarebbe diventata la mia vita e, ogni giorno, ho lavorato duramente affinchè potessi alzarmi ogni mattina con un progetto da realizzare. Rendere la mia più grande passione il fulcro della mia vita.

omardifelice mirkodeangelis


Come una formica, giorno dopo giorno, ho lavorato alacremente affinchè questo diventasse un lavoro. Un lavoro che, tutto sommato, non esisteva ma che ad oggi mi porta ad aver fatto, del ciclismo, la mia professione. Non amo definirmi un "atleta". Sarebbe riduttivo. La mia attività spazia dalla promozione degli splendidi scenari in cui ho la possibilità di pedalare, a quello dei brand che hanno scelto di salire a bordo del "treno della follia", passando per la biomeccanica e la consulenza per tutte quelle persone che hanno deciso di affrontare una competizione di ultracycling ma anche un viaggio o una lunga avventura in solitaria.

In questi anni mi sono imbattuto in tantissime persone che mi hanno chiesto "come si fa a diventare come te?" e devo dire che, la domanda, se dapprima mi ha lusingato, in un secondo momento mi ha offerto spunti di riflessione e messo anche in difficoltà. Così, infine, capendo "cosa avrei voluto fare da grande" ho iniziato a lavorare affinchè anche altri potessero seguire questa strada tracciata dal nulla, o quasi.

Tra le tantissime persone ce n'è stata una che da subito ha attirato la mia attenzione. Non amo i curriculum, non mi interessa selezionare le persone per i loro risultati sportivi perchè dietro ognuno di noi c'è una storia, qualcosa di ben più profondo di qualche freddo numero.

Una persona che è entrata a far parte del mio team, inizialmente, diventandone parte fondamentale e finendo con l'appassionarsi così tanto da far scattare la fatidica domanda: "Omar, come potrei fare a far diventare la mia vita come la tua?"

Una responsabilità che ho sentito subito appartenermi. Un'amicizia diventata qualcosa di più, la condivisione di uno stesso cammino. Tra passato, presente e futuro. Ed ora che siamo finalmente "pronti" avrò l'onore di accompagnarlo lungo la strada verso un sogno, lo stesso sogno che anni fa ha animato ogni momento delle mie lunghe giornate.

Si chiama Mirko De Angelis:

"E’ iniziato tutto per caso. 
Un messaggio sulla pagina Facebook di Omar Di Felice, un invito per una pedalata sui Simbruini e infine l’onore di seguirlo dal vivo, nella sua ammiraglia, durante la Race Across Italy del 2016.
Lì, in quell’occasione, è scattato qualcosa nella mia testa. 
Tutto quello che fin a quel momento avevo visto solamente attraverso uno schermo, tramite dei video sui social, si è trasformato in realtà. Ora dopo ora rispondeva alle mie infinite domande poste fino a quel giorno. 
“Come fa a pedalare tutte quelle ore senza sosta? Come fa a non dormire? Quanto mangia? Come affronta la notte?“


Queste sono le domande più rincorrenti quando le persone sentono la parola ultracycling. 
Tutte domande alle quali ho avuto risposta sin da subito, ma che non rendono bene l’idea di tutto quello che c’è dietro. 
In questi due anni “dietro” Omar, sia in bici pedalando insieme a lui, sia in ammiraglia osservandolo attentamente e studiandolo, cercando di cogliere l’essenza del suo ciclismo e delle sue imprese, ho capito che l’ultracycling è una sfida interiore con se stessi.


Una sfida con la parte più intima del proprio "IO". 
Una continua ricerca dei propri limiti mentali e fisici.


Un amore sconfinato verso uno sport che piano piano, con la passione, si trasforma in stile di vita.
 Un autoconvincersi delle proprie capacità e della propria forza di volontà: è la forza di volontà a far sì che si raggiungano determinati obiettivi. 
La testa si pone l’obiettivo; il cuore fa di tutto per raggiungerlo. Il fisico, anche se ogni tanto ci avverte che non siamo macchine perfette, è solamente il mezzo per esaudire i nostri sogni.


Perché nell’ultracycling “solo i grandi sognatori possono compiere grandi imprese”, come dice il nostro coach.


La paura, prima, e la fatica, poi, avvertita durante i miei primi giri più lunghi non hanno fatto altro che aumentare la consapevolezza di poter riuscire a realizzare piccoli sogni e ha acceso in me ancora di più l’amore per la bicicletta. 
Dopo alcuni mesi di titubanza, quest’anno finalmente mi sono deciso a voler provare sulla mia pelle cosa significa una gara di ultracycling e mi sto allenando per un obiettivo. Parteciperò, insieme ad Omar, alla "Dolomitics24", pronto a scoprire dove può arrivare la mia testa. 


Pronto a scoprire in che modo, nel momento in cui anche la testa inizierà a vacillare, il cuore mi farà superare l’ostacolo fino al raggiungimento del mio piccolo ma grande obiettivo personale: la soddisfazione di poter dire di avercela fatta contro me stesso."

 

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21.07.2018 - 05:00 o'clock

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